Lunghezza pantaloni uomo: la guida completa

Lunghezza pantaloni uomo

Qual è la lunghezza pantaloni uomo, corretta? Quanto lunghi devono essere? Esistono delle regole precise da rispettare? Più che regole, diciamo che è bene seguire determinate indicazioni per trovare la soluzione ottimale alla propria figura, al portamento, alla tipologia di tessuto e al taglio stesso del pantalone. In epoca passata la regola sartoriale che vigeva, richiedeva che il pantalone coprisse per due terzi la calzatura, a prescindere dal numero di scarpa. Oggi invece quali sono le regole attuali?

L’evoluzione della lunghezza dei pantaloni

La moda è in continua evoluzione e con essa anche la sartoria contemporanea. L’eleganza moderna richiede una certa disinvoltura. Classe e stile sono subordinati alla vita di tutti i giorni, senza perdere di carisma e fascino.

Le giacche da uomo e i blazer si accorciano, le camicie da uomo si stringono sui lati e al giro manica, mentre la lunghezza pantaloni uomo si accorcia, lasciando scoperto sempre più il malleolo.

Le lunghezze si accorciano, ma quello che veramente conta in un indumento, il “taglio”, resta sempre l’elemento chiave per la buona riuscita di un capo d’abbigliamento maschile. La linea di un pantalone è quindi sempre definita dai suoi punti cardine:

  1. girovita
  2. circonferenza fianchi
  3. pinces
  4. larghezza del fondo della gamba
  5. lunghezza gamba

Il fattore “Corporatura”

Sicuramente è il primo da dover considerare quando si tratta di trovare la lunghezza giusta al pantalone. Al di la del gusto personale, piuttosto che della moda del momento, la corporatura riveste un ruolo importante quando si parla di lunghezza gamba. É quindi il proprio fisico a dettare legge e l’abbigliamento (in generale vale anche per qualunque altro capo) dovrebbe essere scelto in base alla fisicità.

Lunghezza pantaloni uomo

Lunghezza pantaloni uomo per un fisico asciutto

Chi può vantare un fisico asciutto e slanciato, può tranquillamente indossare un pantalone corto e stretto sulle caviglie. Corto addirittura quel tanto che basta da lasciar scoperti qualche centimetro di calzino, o di gamba nuda in piena estate.

Sicuramente per le occasioni formali (come ad esempio un colloquio di lavoro, piuttosto che una giornata in ufficio), non è la soluzione più consigliata. L’abbigliamento deve comunque essere scelto in base all’etichetta.

Lunghezza pantaloni uomo per un fisico brevilinei e minuti

Nel caso di fisici brevilinei, o dai polpacci pronunciati, meglio evitare pantaloni corti o dalle lunghezze battenti caviglie. Un pantalone la cui lunghezza arriva all’altezza delle caviglie, tende ad accorciare ancora di più la figura, appesantendola eccessivamente.

Quindi in questo caso è meglio optare per una lunghezza pantalone uomo che arrivi a coprire totalmente il calzino e arrivi a toccare la tomaia delle scarpe.

Le regole dell’orlo dei pantaloni

Il pantalone elegante richiede l’orlo liscio. Quindi per le occasioni formali nelle quali è richiesto un abbigliamento elegante (smoking, frac, tight o rendigote), l’orlo ai pantaloni non deve avere il risvolto. Da evitare anche nel caso in cui la silhouette non fosse molto longilinea, quindi slanciata ed alta. Il risvolto tende ad accorciare e appesantire la gamba.

Il risvolto al pantalone si dice che abbia avuto origine reali. Fu infatti Edoardo VII d’Inghilterra che, per evitare di sporcarsi con la polvere degli ippodromi dove andava per seguire le corse, si faceva arrotolare l’orlo del pantalone.

L’altezza del risvolto varia in base all’altezza del fisico. In generale si può dire che lo standard si aggira attorno ai 4/5 centimetri, ma questa misura può arrivare anche fino a 6, per uomini molto alti.

I fisici brevilinei è meglio che evitino il risvolto all’orlo e optare invece per un orlo liscio.

La larghezza del fondo dei pantaloni

Come per la lunghezza, anche la larghezza non è regolamentata da norme precise. Il diametro può quindi variare dai 19 cm a 17,5 cm. Quello che è importante è che il fondo dei pantaloni non risulti troppo largo o troppo stretto, così da causare un eventuale e accidentale caduta, dovuta ad un effetto trappola all’altezza del polpaccio.

Il pantalone deve infine permette movimenti fluidi e naturali e ricadere in modo naturale sulla scarpa o sulla caviglia.